Cerco un significato, una luce, vagando come un eremita in terre sconosciute, per strade ignote, su montagne inesplorate, lungo fiumi e laghi che sembrano sfuggirmi. Eppure queste terre e queste acque dovrei conoscerle, o così si dice, perché giacciono attorno ai luoghi in cui vivo. Ma quando, davvero, si può affermare di conoscere qualcosa? Quando si può chiamare un luogo “casa”? O almeno sentirlo familiare?
Per me, quel momento non arriva mai. La mia percezione devia, procede a strappi, si accende e si spegne in modi che non controllo. Così mi sento un alieno su questo pianeta, estraneo alle sue strade, ai suoi abitanti, i quali osservo armonizzarsi in sinfonie misteriose, a me da sempre incomprensibili. Eppure sono qui, e qui rimango, imprigionato in ingranaggi nascosti, anelando una fuga impossibile.
Forse appaio come un turista, un esploratore. Cammino ai margini, mi perdo negli spazi, rapito dalla bellezza delle entità naturali, ma ferito e disorientato dal loro intreccio con geometrie dure, innestate sulla terra come un peso che schiaccia il respiro. Qui fuori sento freddo, come quando esci di casa e cammini troppo a lungo: il sole sta tramontando, e sai che saresti dovuto tornare prima, sai che presto camminerai nel buio e che farà ancora più freddo, e questo ti inquieta. Perché ora la strada del ritorno è corrotta dalla pressante, soverchiante oscurità.
Mi sento lontano da casa.
E allo stesso tempo, casa non so più dove sia.
-
Nota tecnica
Progetto realizzato interamente su pellicola 35mm.

---

I wander in search of meaning, of a light to follow—like a hermit moving through unknown lands, along unfamiliar roads, across uncharted mountains, beside rivers and lakes that always seem to slip away. And yet, these places are supposed to be familiar, or so one would say, because they surround the very area where I live. But when can we truly claim to know something? When does a place become “home”? Or even simply feel like one?
For me, that moment never comes. My perception shifts, stutters, flares up and fades in ways I cannot control. I feel like an alien on this planet, a stranger to its roads and to the people who walk them—people I watch moving in mysterious harmonies that have always been incomprehensible to me. And still, here I am, and here I remain, trapped within hidden mechanisms, yearning for an impossible escape.
Perhaps I look like a tourist, an explorer. I walk along the edges, lose myself in open spaces, captivated by the beauty of natural forms, yet wounded and disoriented by their entanglement with hard geometries, grafted onto the earth like a weight that presses on the breath. Out here I feel cold, the kind you feel when you leave home and walk for too long: the sun is setting, you know you should have turned back earlier, you know that soon you will be walking in darkness, and that the cold will deepen. And this unsettles you, because the path home has been swallowed by an overwhelming, oppressive darkness.
I feel far from home.
And at the same time, I no longer know where home is.
---
Technical note
this project was photographed entirely on 35mm film.
Lontano da casa nasce da una sensazione persistente di disallineamento: con i luoghi che abito, con il paesaggio che mi circonda, con le dinamiche umane che vi si innestano. All’inizio la spinta era quasi rabbiosa. Sentivo di non appartenere a queste terre, di non riconoscermi in ciò che vedevo attorno a me, non capendo perché. Cercavo la bellezza e non la trovavo; o forse ero io a non saperla vedere. Così ho deciso di smettere di cercarla. Ho iniziato a fotografare ciò che rifiutavo: le fratture, le intrusioni, le geometrie dure imposte sul territorio, come un atto di protesta, come un tentativo di presa di distanza.
Col tempo, però, nello sforzo di documentare ciò che odiavo, mi sono accorto che quelle immagini non parlavano solo del paesaggio. Stavano restituendo una mappa interna: erano parti di me.
Questo progetto si è sviluppato lentamente, attraversando fasi di selezione, ripensamento, riscrittura, perdendo e ritrovando più volte una forma. In parallelo, nello stesso arco di tempo, ho attraversato una svolta personale profonda. Cresciuto con la sensazione di essere sempre un passo indietro rispetto agli altri, di faticare a decifrare meccanismi sociali che sembravano naturali a chi mi circondava, ho portato il peso di questa distanza e questi attriti anche nella vita adulta e lavorativa, fino a un punto di arresto.
La scoperta di una neurodivergenza ha ridefinito radicalmente il modo in cui mi percepisco e quello in cui interpreto il mio rapporto con il mondo. Non ha risolto il senso di estraneità e alienazione, ma l'ha reso leggibile. Ha reso evidente che quella distanza non era una scelta, né solo un conflitto esterno, ma una condizione percettiva. Lontano da casa ha così cambiato nuovamente significato: è diventato un viaggio introspettivo, e un modo per restare e comunicare, pur sentendomi altrove.
Back to Top